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Fake Influencer: la social truffa ai danni delle aziende

Fake Influencer
Da qualche anno, il lavoro dell’ influencer (nel mondo digitale è diventato un vero e proprio lavoro) si è ormai consolidato,  offrendo a molte persone la possibilità di diventare delle vere e proprie star del web. 

L’influencer è colui che, attraverso i canali social (pagine facebook, instagram, twitter), è in grado di “influenzare” i mercati a cui si riferiscono, i gusti e i consumi del pubblico che lo segue. 

Una nuova tendenza che ha portato i più “social” a farsi un nome, a crearsi un lavoro e, diciamocela tutta, anche a guadagnare cifre stratosferiche.

E’ il caso eclatante di Chiara Ferragni, che, blogger di moda, è diventata punto di riferimento di migliaia di persone, semplicemente indossando abiti e accessori firmati. 

Quelle che ovviamente ci guadagnano, oltre all’ influencer stesso, sono le aziende e i brand che vengono pubblicizzati e “visualizzati”, diventando inevitabilmente di tendenza.

Un altro caso di influencer super seguita e super “copiata” è sicuramente la duchessa di Cambridge Kate Middleton: la ricerca degli abiti e dei capi sfoggiati nel corso del 2020 sono aumentate vertiginosamente, facendola salire in testa alla classifica delle celeb più influenti del Regno Unito.

Gli influencer sono delle vere e proprie vetrine per le aziende, pagati per pubblicizzare i propri prodotti sul loro profilo con un post specifico. Questo fenomeno è diventato talmente grande, da indurre Instagram a introdurre un Tag che chiarisca all’utente che quello è un post sponsorizzato, e quindi pagato da un’azienda. 

Recentemente è nata una nuova figura di tendenza, il nanoinfluencer o microinfluencer. Persone con meno di 10 mila seguaci sui social network, a cui basta avere il prodotto gratis per creare dei post pubblicitari senza essere pagati. I microinfluencer, avendo poche migliaia di seguaci, hanno un rapporto più diretto con il pubblico rispetto agli influencer seguiti da più di 500mila persone. Insomma, una sorta di testimonial, affidabile e seguito, che non può far altro che aumentare la visibilità dell’azienda che decide di investire su di lui.

Tra i post dei nanoinfluencer però, a differenza di quelli pubblicati dagli influencer è difficile trovarne con il tag “pubblicizzato”, e questo ha contribuito a creare il fenomeno della finta pubblicità.

Infatti, se da un lato i Social Media sono riusciti a creare dei veri e propri “mostri” del web, citando il post della blogger Sara Melotti, dall’altro lato migliaia di persone hanno iniziato ad usare i propri account falsando i numeri della propria audience con il solo scopo di arrivare a raggiungere lo status di influencer.

Ecco così che nascono i wannabe e fake influencer.

Essere pagati per pubblicizzare dei prodotti sui social network è diventato sinonimo di fama, popolarità e prestigio, ma siccome non è così semplice farsi notare ed essere scelti per pubblicizzare dei prodotti, alcuni lo fanno gratis e senza essere stati ingaggiati, nella speranza di essere notati. E’ il caso dei Wannabe Influencer, cioè persone che vorrebbero fare gli influencer ma con scarsi risultati e soprattutto con capacità molto scadenti. Vuoi perchè non sa fotografare, vuoi perchè non sa scrivere e comunicare, il wannabe influencer non riesce a coinvolgere l’aspirante pubblico e a trovarne di nuovo. 

Per questo l’influencer è un vero e proprio lavoro. Bisogna essere in grado (come qualsiasi altro lavoro) e avere le capacità di fotografare, di comunicare, di emozionare, e di conseguenza di raccogliere like e followers.

Il fake influencer, è invece un vero e proprio truffatore. E’ colui che, per essere pagato dalle aziende, “pompa” notevolmente i propri numeri e le proprie statistiche. Acquista finte interazioni sul web (like, condivisioni e numero di followers) confondendo il brand che decide di investire su di lui. 

Oggi l’influencer marketing fraud è diventato un vero e proprio problema, cresciuto esponenzialmente e ormai fuori controllo. Gli esperti di comunicazione hanno imparato a truffare l’algoritmo di instagram, portando alla sua crescita non più organica (ossia naturale). Comprando i mi piace, guadagnando più di 100 followers al giorno, purtroppo si gioca sporco, e si riesce ad offrire alle aziende la garanzia che tutte le interazioni sono vere: una vera e propria truffa.

Concludendo, quello dell’ influencer è un lavoro che richiede tempo, capacità, preparazione e dedizione. Se avete voglia di provare ad essere seguiti sui social non abbiate fretta: lavorare sodo e costruire un pubblico richiede tempo, ma i risultati non saranno vani.

 

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