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Aumentare la produttività aziendale lavorando meno

Produttività e lavoro - Evoluti.net

Come aumentare la produttività aziendale e, allo stesso tempo, rendere felici i lavoratori

Il 4 Days Work Week

Lavorare 5 ore in meno alla settimana, mantenendo lo stesso stipendio e aumentando la produzione, non è più un sogno, ma inizia a diventare una realtà in numerosi Paesi. Recenti studi dimostrato, infatti, che trascorrere una settimana lavorativa di 4 giorni, con un’equa retribuzione per tutti, può aiutare a cambiare il modo in cui viene creato valore nella società, dando maggior spazio alla propria cura, al riposo e alle relazioni.

Trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro è sempre stato un obiettivo difficile da raggiungere, sia nel settore privato che in quello pubblico, anche perché accade, spesso, di lavorare più di quanto immaginiamo o di quanto venga richiesto. Ciò è confermato da uno studio condotto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in collaborazione con l’ILO (International Labour Organization), evidenziando che, a livello mondiale, 488 milioni di persone lavorano per un periodo di tempo eccessivo, ovvero più di 55 ore settimanali.

aumentare la produttività aziendale
aumentare la produttività aziendale

 

Fino all’avvento del Covid-19, è stata questa l’idea di lavoro che ha caratterizzato le nostre vite, tuttavia, la recente pandemia ha messo in discussione la suddetta visione, facendoci capire quanto la formula dello smart-working possa essere la risposta al cambiamento dell’attuale cultura del lavoro.

In questo scenario, lavorare 4 giorni alla settimana, mantenendo lo stesso stipendio, rappresenta una soluzione sulla quale sempre più Paesi hanno deciso di scommettere e, del resto, un esperto della Banca d’Inghilterra, qualche anno fa, aveva già previsto che il regime lavorativo ridotto avrebbe potuto sostituire quello tradizionale entro il 2050.

 

Studi sul four days work week

Tra il 2015 e il 2018, 2.500 impiegati del Comune di Reykjavik, che rappresentano circa l’1% della popolazione lavorativa islandese, sono stati oggetto di un esperimento di verifica della settimana lavorativa corta, caratterizzata da 35 ore di impiego totali, contro le passate 40, ed in seguito al quale è stato registrato un aumento della produttività dell’intero Paese. Lo studio ha avuto inizio quando, sindacati, imprenditori e vertici della capitale islandese, si sono riuniti per trovare un accordo su una diminuzione delle ore lavorative, al fine di concedere agli impiegati un’ora di tempo libero in più al giorno e lasciando, comunque, invariati gli stipendi. I risultati ottenuti hanno dimostrato il successo dell’esperimento in termini di:

  • riduzione dei costi aziendali,
  • aumento considerevole della produttività,
  • maggior soddisfazione dei soggetti coinvolti,
  • maggior tempo da dedicare alla famiglia e all’esercizio fisico, con conseguenti benefici per la salute, dovuti anche ad una netta riduzione dello stress,
  • e maggiore equità di genere nei lavori domestici. 

Nel 2019, la settimana lavorativa corta è stata testata anche presso la sede giapponese di Microsoft, su un campione di 2.300 dipendenti, ottenendo un aumento della produttività del 40%, rispetto all’anno precedente, ed un decremento dei costi aziendali. L’esito incoraggiante ha indotto il Giappone a chiedere alle aziende di sviluppare soluzioni simili anche per contrastare il drammatico fenomeno del karoshi, riguardante le morti per eccesso di lavoro. 

Successivamente, nel 2020, anche 81 dipendenti della Unilever, in Nuova Zelanda, hanno provato la medesima formula lavorativa a paga invariata, poi testata pure in Finlandia, Spagna e Scozia. 

 

Vantaggi

Alla luce delle suddette ricerche è stato appurato che, la settimana lavorativa di quattro giorni, porta i seguenti vantaggi:

  • diminuisce il livello di stress dei dipendenti, i quali, in questo modo, possono più facilmente trovare un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, nonché più tempo personale da trascorrere fuori dall’ufficio;
  • consente ai medesimi di trascorrere del tempo di qualità con le proprie famiglie e i propri cari, aumentando così i livelli di soddisfazione sul posto di lavoro.

 

Di conseguenza, poter contare su dipendenti poco stressati e più felici, può aiutare ad aumentare la produttività. La Society for Human Resource Management ha reso noto che il 60% delle aziende che ricorrono al 4 days work week, ha ottenuto una maggiore produttività dei propri impiegati, dimostrando, quindi, che coloro che lavorano meno ore durante la settimana, tendono ad essere più produttivi rispetto ai dipendenti oberati di lavoro, aumentando, inoltre, il coinvolgimento e la motivazione dei dipendenti a rispettare i propri doveri e a rimanere fedeli alla società. L’atmosfera sul posto di lavoro è più serena, gli impiegati appaiono più entusiasti, volenterosi e sicuri dei propri mezzi; sono diminuite anche le pause-sigaretta, il tempo trascorso sui social network e le assenze.

Tuttavia, introdurre una settimana lavorativa di soli quattro giorni non è molto semplice perché esistono alcune barriere pratiche e ideologiche che frenano questo cambiamento, in particolare, con riferimento a quelle aziende che contano su un valido servizio clienti e per le quali, una settimana lavorativa di quattro giorni, potrebbe avere un effetto negativo sulla customer satisfaction qualora non si riesca a raggiungere, in breve tempo, il personale addetto all’assistenza.

 

Benessere psicofisico per i lavoratori e ridotto impatto ambientale

Come abbiamo già anticipato, lavorare molte ore alla settimana costituisce, ormai, una pratica obsoleta, non solo dal punto di vista produttivo, ma anche da quello della salute delle persone. Secondo l’OMS e l’ILO, lavorare più di 55 ore a settimana aumenta il rischio di malattie cardiache ischemiche e ictus, situazione che è stata, ulteriormente, aggravata dalla pandemia. In Italia, sono sempre meno le persone occupate e si lavora troppo, in particolare, il 50,6% dei lavoratori italiani afferma che, negli ultimi anni, si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità.

 

Inoltre, la settimana lavorativa corta giova, non solo, ai dipendenti, ma anche all’ambiente; ciò è emerso da uno studio condotto, di recente, dagli attivisti di Platform London nell’ambito della campagna mondiale 4 Days Work Week, finalizzata all’adozione della settimana breve, e dalla quale si evince che ridurre l’orario lavorativo, potrebbe diminuire la carbon footprint. In particolare, un minor livello delle emissioni di gas serra potrebbe essere provocato da un più basso consumo di energia sul posto di lavoro e dalla riduzione, innescata da un minor pendolarismo, dell’inquinamento causato dai mezzi di trasporto. Dunque, questo rapporto conferma che offrire un giorno libero in più a settimana ai lavoratori, aumenterebbe la quantità di attività a basse emissioni di carbonio, come, ad esempio, il riposo e l’esercizio fisico, il che in termini numerici, significherebbe diminuire le emissioni di 127 tonnellate entro il 2025 solo nel Regno Unito.

 

Il 4 Days Week in Italia

Ad oggi, in Italia, il confronto politico e sindacale non ha ancora raggiunto risultati come quelli islandesi; piuttosto, dati recenti evidenziano un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. A riguardo, gli studi condotti, tra il 2018 e il 2019, dall’ILO e dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), dimostrano, infatti, che, nella zona Euro, l’Italia è il Paese in cui si lavora in media 33 ore alla settimana, 3 in più rispetto alla media UE di 30 ore, collocandosi davanti solo alla Grecia e all’Estonia, e perdendo il confronto con: Lussemburgo, Austria e Francia, nazioni le cui ore settimanali ammontano a 29, con i Paesi Bassi (28 ore/settimana) e con la Germania (26 ore/settimana).

Riguardo alla formula 4 days work week, in Italia esistono solo 2 grandi aziende internazionali, con sede a Milano, che si sono impegnate nel ridurre le ore lavorative da 36 a 32, garantendo lo stesso stipendio ai propri dipendenti:

Entrambe le società hanno scelto di diminuire l’orario lavorativo durante il lock-down, riscuotendo un enorme successo, tanto da decidere di ripetere l’esperimento anche quest’anno, in conseguenza al fatto che i dipendenti si sono mostrati più motivati ed il team maggiormente coeso, difronte ad un approccio aziendale basato su: fiducia, autonomia, responsabilità e perseguimento degli obiettivi.

 

Conclusioni

Negli ultimi anni, la tendenza globale in materia di ore/lavoro, ha evidenziato una sensibile e graduale riduzione della settimana lavorativa, motivata, non solo, dall’esigenza di ottenere un migliore equilibrio tra vita privata, salute e lavoro, ma incentivata anche dai privati e dai sindacati, come quelli islandesi che rappresentano oltre il 90% dei lavoratori, o dall’aumento complessivo del part-time al quale ricorrono, soprattutto, le donne. In questo scenario, l’effetto che la pandemia ha avuto sulla vita e sulla salute delle persone ha spinto ancor più i lavoratori a rivedere le proprie condizioni lavorative, soprattutto, se stagionali, precarie o legate a dinamiche di sfruttamento. In particolare, il Covid-19 ha portato ad un inevitabile aumento della flessibilità sul posto di lavoro, mettendo, allo stesso tempo, in luce i problemi legati allo stress ed al burnout, dovuti al lavoro eccessivo, oltre a quelli innescati dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Per tutti questi motivi, la ripresa dall’arresto causato dalla pandemia e dalla conseguente recessione, si è trasformata nell’opportunità di attuare un cambiamento che, probabilmente, avrebbe richiesto molti più anni, consistente nella riduzione della settimana lavorativa a quattro giorni. In Italia, purtroppo, l’occupazione dipende ancora dalla relazione tempo-stipendio, ma alcuni imprenditori hanno già iniziato ad “osare”, mettendo il benessere dei propri dipendenti al centro del proprio progetto aziendale grazie all’approccio 4 days work week.

 

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