Visual Marketing

Story Telling

L’importanza del Coinvolgimento del Cliente

Lo storytelling ha il grosso pregio di coinvolgere il cliente da un punto di vista emotivo ancora di più che sul piano razionale. E’ l’emotività che spinge molte delle nostre azioni ed è su questo piano che le aziende puntano e vogliono comunicare.

L’azienda deve immergere la propria immagine ed i propri prodotti all’interno di una storia e lo deve fare in modo non artificiale e meccanico ma facendosi coinvolgere per prima nella storia che desidera narrare.

Un buon punto di partenza potrebbe essere, ad esempio, la riscoperta delle origini stesse dell’azienda, della sua storia, dei fatti salienti che ne hanno fatto una grande azienda. La storia da raccontare potrebbe essere proprio quella della stessa azienda … la storia di un’azienda che con passione ha portato avanti dei valori ed ha superato delle difficoltà.

Scatti Fotografici

LO SCATTO PERFETTO, PER UNA AZIENDA PERFETTA!

Tutti i contenuti nei nostri siti, sono pieni di immagini che cercano di emozionare i nostri clienti

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CREARE E GESTIRE UNA POSITIVA REPUTAZIONE AZIENDALE

“Preoccupati del tuo carattere, ma soprattutto della tua reputazione. Perché il carattere è ciò che tu sei, la reputazione ciò che gli altri dicono tu sia. E oggi quello che gli altri dicono tu sia conta quanto (se non di più) di quello che tu sei.”
Gestire la tua reputazione online è, per questo motivo, di fondamentale importanza (a tal proposito: in questo post mi riferisco per comodità/convenienza alla brand reputation ma, come è ovvio, le mie considerazioni sono in larghissima parte applicabili anche alla personal reputation). Diamo i numeri!

L’Importanza di creare e gestire una positiva reputazione aziendale.

Il Brand Reputazionale  è un tema oggi molto dibattuto ma a volte non compreso o addirittura non conosciuto nei suoi principi fondamentali e spesso le mode del momento guidano, acriticamente, l’Azienda nei rapporti con il suo interno ed il suo esterno istituzionale.
Capire i meccanismi della Reputazione può meglio aiutare a definire i corretti modi di affrontare il problema.

“Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Perché il carattere è ciò che tu sei, la reputazione ciò che gli altri pensano tu sia.”

Questa frase di John Wooden, probabilmente valida nel mondo del basket NBA, non lo è (purtroppo o per fortuna?) nell’era del web 2.0 e dei social media. In un mondo in cui tutto viene scritto, filmato, registrato e successivamente inviato, diffuso, condiviso, questa frase potrebbe essere così riscritta (non me ne voglia il mitico coach degli UCLA):
“Preoccupati del tuo carattere, ma soprattutto della tua reputazione. Perché il carattere è ciò che tu sei, la reputazione ciò che gli altri dicono tu sia. E oggi quello che gli altri dicono tu sia conta quanto (se non di più) di quello che tu sei.”

Gestire la tua reputazione online è, per questo motivo, di fondamentale importanza (a tal proposito: in questo post mi riferisco per comodità/convenienza alla brand reputation ma, come è ovvio, le mie considerazioni sono in larghissima parte applicabili anche alla personal reputation).Diamo i numeri!

Gli utenti del web sono sempre più assidui/costanti (dati Nielsen Online – dic 08):
  • Navigatori italiani: 22 milioni
  • Sessioni per persona: 33
  • Tempo medio per persona: 26 ore e 11 min
  • Pagine per persona: 2.011
Impressionanti anche le dimensioni del fenomeno web 2.0:
  • 16 milioni di utenti (76% del totale)
  • 9 milioni sui blog
  • 9 milioni sui siti di video sharing
  • 12 milioni su community e social network
Sono tanti e, soprattutto, INFLUENTI!
Secondo una ricerca presentata all’Osservatorio Multicanalità 2008 da Giorgio Ferrari di Nielsen:
  • l’85% degli intervistati (base: chi si connette ad internet) è abbastanza/molto d’accordo con la frase “Per me internet è la fonte principale per cercare informazioni su prodotti e servizi” (era il 74% nel 2007);
  • l’85% degli intervistati (base: totale) è propenso al passaparola (“Se sono soddisfatto/deluso da un prodotto/servizio tendo a consigliarlo ad amici e parenti”);
  • il 18% lo fa attraverso internet (“Se sono soddisfatto/deluso da un prodotto/servizio tendo a condividere la mia soddisfazione/insoddisfazione su internet”);
  • al 27% (era il 22% nel 2007) “piace leggere opinioni di altri consumatori sui prodotti/servizi di suo interesse su internet“;
  • al 15% della popolazione italiana è capitato di NON comprare un prodotto dopo aver letto ungiudizio negativo su internet e al 14% è capitato l’esatto contrario.
Brand Reputation Management 2.0
Questi dati, uniti al fatto che il web è il primo ambito (in senso temporale) in cui le opinioni dei consumatori su un determinato prodotto si manifestano, spingono sempre più aziende a mettere in piedi quello che qualcuno inizia a definire Brand Reputation Management 2.0 (con il supporto di consulenti e/o agenzie specializzate).
Il BRM 2.0, a mio parere, deve necessariamente comporsi di tre fasi che – anche se a regime e dopo un’introduzione graduale in linea con i ritmi e le dinamiche interne aziendali – devono procedere di pari passo alimentandosi a vicenda e andando ad instaurare uncircolo virtuoso.
Monitorare, Condividere, Partecipare
Monitorare: sapere cosa si dice del tuo brand online è il primo e forse più importante passo da compiere. Monitorare le discussioni online è senz’altro utile per conoscere le opinioni degli utenti più attivi, spesso dei veri e propri opinion leader, in modo da ricevere utili indicazioni per indirizzare la comunicazione sui prodotti/brand verso determinati aspetti piuttosto che altri.
Il monitoring può essere effettuato tramite strumenti gratuiti (Google BlogSearch, Twitter Search, Trendpedia, Google Insight, Technorati, Wikio, CoComment, ecc…) o attraverso l’utilizzo di piattaforme professionali a pagamento (Radian6 su tutte).
Condividere: nell’era degli UGC e del “Content is the king”, la reputazione di un brand/azienda può essere costruita anche e soprattutto mettendo a disposizione dei propri consumatori contenuti di qualità.
Ma condividere è inteso anche nel senso di “dividere con” i consumatori le fasi di progettazione/sviluppo/pensiero relative a nuovi prodotti/servizi, nuove strategie, ecc…
Partecipare: se, come insegna il Cluetrain Manifesto, i mercati sono conversazioni, l’ulteriore passo da compiere per migliorare la propria reputazione è partecipare alla conversazione. E gli strumenti per farlo sono sempre più numerosi, a cominciare da un eventuale corporate blog, fino ad arrivare all’utilizzo di strumenti “più nuovi” come Twitter (ultimamente lo sta facendo benissimo AtacMobile), Facebook, ecc…
Attualmente in Italia la fase del monitoraggio è quella più sviluppata e – di conseguenza – più proposta alle aziende da parte di agenzie specializzate e consulenti.
Fondamentale è, a mio parere, lavorare nella direzione dello sviluppo anche delle altre due fasi.
Obiettivo finale del BRM 2.0 dovrebbe infatti essere quello di trarre dal monitoraggio una serie di indicazioni concrete ed operative sulle possibili attività da compiere per attenuare eventuali percezioni negative e per enfatizzare quelle positive.

Cos’è la motion graphics

Si tratta di grafica animata cioè brevi video grafici che hanno lo scopo di pubblicizzare, raccontare e rendere più accattivante un prodotto o un servizio.

Quello della grafica d’animazione, è un campo  dinamico e dalla facile fruizione. In un mondo sempre più veloce e multimediale, pubblicizzare la propria azienda con un video animato, è “bello da vedere” ed un investimento sicuro.

Molti utenti infatti, saranno spinti a condividere il video spontaneamente proprio come condividerebbero un video interessante trovato su YouTube.

Uno dei vantaggi è la capacità di attirare nell’immediato l’attenzione del pubblico.

Altro vantaggio è la capacità di esprimere in poco tempo concetti complessi che richiederebbero molto più tempo per essere spiegati. In questo modo non annoiate i vostri visitatori ed aumentate i loro interessi.